Marketing: Il famoso “approccio negativo”

Un pò di storia su questo approccio:

Strategia utilizzata ed inventata da William Bernbach, denominata negative approach, e basata sull’esaltazione di un aspetto negativo del prodotto con lo scopo di attirare il consumatore e allo stesso tempo accompagnarlo in un ragionamento che trasformava facilmente tale aspetto in un punto di forza. Attraverso il suo lavoro, egli riuscì a unire l’impatto emotivo derivato dalle immagini alla concretezza di un messaggio razionale. Senza l’utilizzo di iperboli, banalità o ripetizioni, Bill rispettava l’intelligenza del consumatore lasciandogli spesso ampio margine di interpretazione del messaggio.
“It’s in, but maybe you shouldn’t be in it” recitava l’ironico slogan per il manifesto di Ohrbach, una piccola catena di magazzini, che proponeva pantaloni all’ultima moda per l’epoca, ma spiegava poi di avere anche molti altri prodotti per tutti quei clienti a cui non stanno poi così bene indossati.
L’ironia portata da Bill nell’industria pubblicitaria fu come una ventata di aria fresca su un mondo che rischiava di diventare da una parte troppo pesante nella sua razionalità e dall’altra troppo marginale nella sua vaghezza estetica spesso troppo distaccata dall’obiettivo commerciale.

Quando trovi in giro per il web un’ annuncio meritevole di un Oscar, dove l’utente in questione inconsapevolmente ha applicato Il famoso “approccio negativo”.

Vende il suo Volkswagen Transporter Caravelle e la descrizione è veramente unica.

Inutile dire che sta facendo il pieno di click e di… offerte!

Ecco il testo:

Il mezzo si presenta con arroganza e ignoranza indomite: 2 tonnellate di autentico acciaio tedesco della Rhur, tenute insieme da kilometri di maschie saldature.

Nessuna presenza di elettronica, centraline, assistenze computerizzate, servocomandi e tutte quelle diavolerie che hanno trasformato una generazione di guidatori in rammolliti e pavidi mezzuomini: qui, anche solo per girare lo sterzo da fermo, devi aver fatto due anni di palestra e ti servono dei bicipiti che Lou Ferrigno lèvati.

Motore Euro -60, che quando dai gas stermini interi asili.
Se riesci ad accendere il motore (e devi essere uno che non si arrende), avrai l’emozione di essere avvolto da una nuvola bianca irrespirabile, che nemmeno Satana in persona mentre si fuma un Havana di mezzo metro.

Per cambiare marcia non devi mostrare nessuna incertezza: se la leva del cambio (un pezzo di ferro da 45 kg) percepisce in te il tarlo del dubbio, o se sbagli l’innesto di pochi millimetri, si pianta in seconda e ti tocca farti 400 km a 25 all’ora.

Da 0 a 100 in due settimane.

Il consumo e il rumore sono quelli di un Boeing 767 in decollo.
Oltre gli 80 kmh puoi solo gridare e sperare che il tuo vicino intuisca qualcosa.

La tenuta sul bagnato è quella di un orso.
Ubriaco.
Bendato.
Con la labirintite.
E i pattini.
Lanciato sulla discesa del Gottardo.

Ghiaccio e neve affrontabili solo previa benedizione mista, da parte di almeno 3 ministri di culto di religioni diverse.
Poderosi freni posteriori a tamburo garantiscono il brivido del rischio anche su fondo asciutto e a basse velocità.

Interamente riparabile a mano, in ogni sua parte, a chiunque provvisto di fucina e di nozioni elementari di metallurgia e di elettricità.
Le parti più lussuose sono fatte in autentica, rarissima plastica degli anni ’80.

A prova di incidente, è in grado di sbriciolare all’impatto qualunque auto plasticosa fabbricata dopo il 1990, e con 4 martellate torna come nuovo.

Vendo solo ad appassionati masochisti, previa firma di un certificato d’adozione e di impegno a preservarne intatta la dignità, dato l’inspiegabile valore affettivo.

Ideale per amanti del rischio con la passione per il vintage.

 

In questo video un’altro esempio meraviglioso di pubblicità “negativa”

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