Campagna fertility day, facciamo chiarezza

Vorrei fare chiarezza sulla campagna che sta creando molto scompiglio nel web in questi giorni; stiamo tutti molto calmi, perché se é vero che sia facile fare grafiche di cattivo gusto, é altrettanto facile scrivere articoli molto fuorvianti. Io ho visto il video della frase incriminata, e ho constatato che la rinomata testata giornalistca ha sbadatamente omesso di riportare una parte importante del discorso.

Questi sono gli slogan banali ( a detta del popolo dei social network vari…)  che hanno scatenato l’ira delle donne sul web.

“La bellezza non ha età. La fertilità sì” oppure “Genitori Giovani. Il modo migliore di essere creativi” in calce ad un immagine che vede due ragazzi in intimità. Certamente si tratta di frasi poco lusinghiere per le donne, soprattutto le più giovani, che cercano di crearsi una carriera prima di mettere su famiglia ma anche alle tante donne che, a causa della precarietà del lavoro, non possono permettersi di avere un figlio: quando si ha un contratto a tempo determinato che richiede la massima flessibilità come si può diventare madri? Eppure gli slogan del Fertility Day incalzano: “Datti una mossa! Non aspettare la cicogna”.

E che dire dell’immagine di una goccia d’acqua che cade da un rubinetto che titola “La fertilità è un bene comune”: c’è da ricordare però al Ministro Lorenzin e a chi ha pensato questo slogan per il Fertility Day che non è proprio vero che “dove si mangia in due si mangia anche in tre” e che non è la comunità a mantenere i figli, bensì le mamme e i papà che forse prima dovrebbero riuscire a trovare un lavoro stabile. Si tratta davvero di frasi fuori luogo, anzi fuori dal tempo, che forse potevano funzionare negli anni Cinquanta: al tempo della crisi, al tempo delle donne che studiano e cercano di trovare lavoro esattamente come i propri partner ma che, a differenza loro, sentono il tic tac del tempo che passa, forse bisognerebbe mostrare un po’ più di rispetto.

alcune immagini prodotte dalla campagna “fertility day”:

campagna_fertility_day

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La Gruber riporta che a Maria Testa (nota esperta di comunicazione in Italia) non piace molto il nome fertility day: perché in Italia la gente dovrebbe sentirsi fertile in inglese…

IL VIDEO GRUBER – LORENZIN

Qualcuno forse si é perso qualche manciata di rivoluzioni industriali e culturali, e si sta ancora chiedendo come mai quando accende il suo ordinatore non si avvii il sistema Finestre 10 oppure il Sistema Operativo X, per non parlare del Mela Telefono. Ora accade che  la Lorenzin si risenta e dice che se questi creativi vogliono aiutare a trovare nuovi nomi e nuove soluzioni possono farlo, possibilmente gratis. Quindi questa frase é più una stoccata in risposta ad una provocazione. Anche perché diretta a gente che si fa pagare 500.000 € per stilizzare il cherubino di una nota facoltà universitaria italiana, non a noi comuni liberi professionisti che siamo costretti a trattare su pochi euro per prendere un lavoro. In conclusione, se la graticola mediatica é accesa, non é detto che ognuno debba per forza cucinarci qualcosa, soprattutto quando la carne non ce l’ha. Fermo restando che quel manifestino della discordia era e resta una Vergogna a livello di comunicazione nel 2016.
In fin dei conti quali sono i punti di riferimento Italiani nella grafica/arte/design, ancora in vita?
Una volta c’erano Munari, Noorda, Vignelli.

Penso che manchino punti di riferimento per poter dare voce ad un movimento sempre più bistrattato. (ma questo dipende da tanti fattori) Altrimenti è facile che certi ministri si possano permettere simili affermazioni, è successo difatto che la ministro Lorenzin su La7 chiama a se i giovani creativi per aiutarla, a titolo gratuito, nella campagna del #fertilityday. Sarebbe come se i giovani creativi chiamino a se la Lorenzin per chiederle di fare il Ministro a titolo gratuito.

“Chiediamo alle teste dei buoni creativi di aiutarci possibilmente a titolo gratuito perché, sa, dobbiamo far quadrare i conti del nostro bilancio, a trovare una nuova denominazione a questa campagna”. Le polemiche sul Fertility Day continuano. Il Ministro della Salute Beatrice intervenuta nel corso della trasmissione “Otto e Mezzo”, è stata chiamata a spiegare le ragioni che stanno dietro alla seconda famosa locandina tacciata di razzismo, chiarendo al pubblico che in realtà lei stessa aveva approvato e vidimato un’immagine ben diversa da quella poi diffusa a sua insaputa. Ma ne discolparsi ha fatto una nuova gaffe.

Quello che molti addetti trovano imbarazzante è il fare comunicazione istituzionale sul “fare figli” pagandola profumatamente, soldi pubblici, con risultati scarsi. Poi una volta travolti dalla protesta delle persone, “chiedere aiuto – gratis – ai creativi”.
Ma in tutto questo putiferio mediatico stanno alimentando, con le loro azioni, ciò che nell’intenzione della campagna vorrebbero combattere, ovvero la tendenza a non fare figli.
Si perché a detta di molti su forum ecc… si leva questo problema: come possiamo pensare di fare figli in un paese nel quale la politica davanti ai propri fallimenti pagati con il nostro denaro, risponde: “allora aiutateci gratis”.

Purtroppo questa è la realtà che vivono quotidianamente i laureati in Scienze della Comunicazione. Lavorare nel proprio campo gratuitamente o al massimo ricevendo un compenso ridicolo. Perché purtroppo in Italia la comunicazione non è il fulcro, è solo un accessorio.

La creatività e la comunicazione sono mestieri “veri”, al pari di un carrozziere, di un proctologo, di una podologa, di un geometra, di un operaio, di un bagnino, di un ingegnere, di un gelataio.
Ma non sono solo gli addetti alla comunicazione a lamentare lacune in questa campagna,
gli psicologi: Fertility day, gli psicologi: “Iniziativa oltraggiosa e pericolosa”

Un gruppo di psicologi contro il Fertility Day scrive una lettera indirizzata al ministro Beatrice Lorenzin. (da titoli di giornali nazionali)

Mi permetto un invito ai comunicatori: Evitiamo di definirci “creativi”. Se è pur vero che la creatività è una parte importante del nostro lavoro, lo è invero anche di altre professioni. In realtà comunicare efficacemente, fare delle fotografie, produrre un video, scrivere in modo accattivante, presuppone conoscenze, uso di attrezzature, investimenti, prove, prove, prove ed esperienza.

Definirci “creativi” appaga la voglia di essere artisti che alberga in molti, ma danneggia – a lungo andare – la percezione della professionalità che i nostri clienti dovrebbero percepire.

Un’uscita come quella del ministro dimostra una superficialità imbarazzante, ancor più grave visti i tristi risultati della prima campagna e quelli ancor peggiori della seconda. In una sola frase è condensata tutta l’arretratezza rispetto alla dignità e all’utilità delle professioni creative, sempre più necessarie in un mondo pervaso dalla comunicazione.

In merito al fertility day , si osserva come le agenzie ragionano ancora come 30 anni fa.

 

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