Che cosa è un  algoritmo? E se anche tu lo fossi?

Come possiamo essere sicuri che  animali come i conigli abbiano effettivamente un mondo soggettivo di  bisogni,  sensazioni ed  emozioni?

Non commetteremmo l’errore di antropomorfizzare gli animali, per esempio attribuendo qualità umane ad entità non umane, un po’ come i bambini credono che le bambole provino amore e rabbia?
In realtà attribuire emozioni ad un coniglio non significa umanizzarlo. Semmai, significa mammiferizzarlo.
Le emozioni, infatti, non appartengono soltanto agli uomini, esse sono una caratteristica che condividiamo con tutti i mammiferi (come anche con tutti gli uccelli e probabilmente con certi rettili e perfino con i pesci).
Tutti i  mammiferi hanno sviluppato abilità e bisogni emotivi, e poiché i conigli sono mammiferi, possiamo dedurre la logica conseguenza che essi provano emozioni.
Negli ultimi decenni i neuroscienziati hanno dimostrato che le emozioni non sono un fenomeno spirituale misterioso utile soltanto per scrivere poesia e comporre sinfonie. Al contrario, le emozioni sono algoritmi biochimici vitali per la sopravvivenza e la riproduzione di tutti i mammiferi.

Che cosa significa ciò?

Bene, cominciamo spiegando che cos’è un algoritmo. Questo è di grande importanza perché il XXI secolo sarà dominato dagli algoritmi.
“Algoritmo” è verosimilmente il singolo concetto più rilevante del nostro mondo.
Se vogliamo comprendere la nostra vita e il nostro  futuro, dovremmo fare ogni sforzo per capire che cos’è un algoritmo, e come gli algoritmi sono connessi con le emozioni.
Un algoritmo è un insieme ordinato di  istruzioni che possono essere usate per fare dei calcoli, risolvere problemi e prendere decisioni. Un algoritmo non è un particolare calcolo, ma il metodo seguito per fare il  calcolo.
Per esempio, se volete calcolare la media tra due numeri, potrete ricorrere ad un algoritmo semplice.
L’algoritmo dice:
– “Primo: fare l’addizione dei due numeri”.
– “Secondo: dividere la somma per due”.
Quando inserisci i numeri 4 e 8, ottieni 6. Quando inserisci i numeri 117 e 231, ottieni 174.

👩‍🍳 Un esempio di algoritmo un po’ più complesso è una  ricetta da  cucina.

Una ricetta da sola non può fare una zuppa. Vi occorre una persona che legga la ricetta e segua le istruzioni prescritte.
Ma potete costruire una macchina che incorpori l’algoritmo di preparazione della zuppa e lo esegua in maniera automatica. In questo caso mi basterà fornire la macchina di acqua, elettricità e verdura – e sarà in grado di preparare la zuppa da sola.

☕️ Non ci sono molte  macchine che preparano zuppe in giro, ma probabilmente avrete familiarità con i distributori automatici di bevande. Queste macchine di solito hanno una fessura per le  monete, un’apertura per i bicchieri di  plastica e file di  pulsanti.
La prima fila di pulsanti è per il caffè, il tè e la cioccolata calda.
La seconda fila riporta invece le seguenti opzioni: niente zucchero, un cucchiaino di zucchero, due cucchiaini di zucchero.
La terza fila indica: latte, latte di soia, niente latte.
Un uomo si avvicina alla macchina, inserisce una moneta nella fessura, e preme il pulsante con la scritte tè, un cucchiaino di zucchero e latte.
Il distributore entra in azione, seguendo un preciso schema di istruzioni. Cade la polverina di te in un bicchiere, vi viene versata dell’acqua bollente, aggiunto un cucchiaino di zucchero o di latte e ding!
Un bicchiere fumante di tè caldo è pronto. Questo è un algoritmo.

Nel corso degli ultimi decenni, i  biologi hanno raggiunto la ferma convinzione che l’uomo che preme i pulsanti e beve il tè non è altro che un algoritmo.
Un algoritmo molto più complesso di quello del distributore automatico di bevande, senza dubbio, ma pur sempre un algoritmo. Gli  umani sono algoritmi che non producono bicchieri di tè, ma copie di se stessi (come uno di questi distributori che, se premete la giusta combinazione dei pulsanti, produce un altro distributore automatico di bevande).
Gli algoritmi che controllano i distributori automatici di bevande funzionano grazie ad un apparato meccanico e a circuiti elettrici. Gli algoritmi che controllano gli umani, funzionano attraverso sensazioni, emozioni e  pensieri. E sono esattamente gli stessi tipi di algoritmi che controllano i  conigli, i  bradipi, le  otarie e i  polli.

🐒 Prendete in considerazione, per esempio, il seguente problema: un bradipo vede alcune banane che sono appese a un albero, ma nota anche un leone che è in agguato lì vicino. Il bradipo dovrebbe rischiare la vita per quelle  banane?
Questo si riduce a un problema di calcolo  probabilistico: la  probabilità che il bradipo morirà di  fame se non  mangia le banane, contro la probabilità che il leone catturerà il bradipo. Per risolvere questo problema il bradipo ha bisogno di raccogliere una serie di dati.

Quanto sono lontane le banane? Quanto è lontano il leone? Quanto veloce posso correre? Quanto veloce corre il leone? Il leone è sveglio o addormentato? Il leone sembra affamato o sazio? Quante banane ci sono? Sono grandi o piccole? Verdi o mature?
Oltre questi dati che provengono dall’esterno il bradipo deve anche considerare le informazioni che riceve dall’interno del proprio corpo. Se ha fame, può avere un senso rischiare il tutto per tutto per quelle banane, non ha importanza quante chance di successo abbia. Al contrario, se ne ha appena mangiate, e quelle banane rappresentano soltanto una ghiottoneria, perché corre tutti quei rischi?

Per soppesare e valutare queste variabili e probabilità, il bradipo necessita di algoritmi decisamente più complicati di quelli che sovrintendono al funzionamento dei distributori automatici di bevande. Il premio per una corretta procedura di calcolo è, in maniera corrispondente, più grande. Il premio è la reale sopravvivenza del bradipo.
Un bradipo timido – uno i cui algoritmi sovrastimino i pericoli – morirà di fame, e i geni che influenzano in modo codardo gli algoritmi ne causeranno la morte.
Un bradipo avventato – uno i cui algoritmi sottostimino i pericoli – cadrà preda del leone, e i suoi spericolati geni avranno fatto l’obiettivo di trasferirsi alla generazione successiva.
Questi algoritmi subiscono un costante controllo di qualità grazie alla seleziona naturale. Soltanto gli animali che calcolano la probabilità senza commettere errori lasciano dietro di se una prole.

🐵 Tuttavia questa è una descrizione davvero molto astratta. Come fa il bradipo a calcolare esattamente la probabilità? Di certo non estrae una penna da dietro l’orecchio, un blocco di appunti da uno zaino e comincia a calcolare le diverse velocità di corsa e i livelli di energia a disposizione con una calcolatrice. In realtà, il corpo intero dei bradipi è la calcolatrice. Quelle che noi chiamiamo sensazioni ed emozioni, sono infatti algoritmi. Il bradipo prova la sensazione della fame, prova la sensazione della paura e trema alla vista del leone, e prova la sensazione dell’acquolina in bocca alla vista delle banane.
In una frazione di secondo, fa esperienza di un tumulto di sensazioni, emozioni e desideri che non sono nient’altro che una sequenza di calcoli. Il risultato apparirà come una sensazione: il bradipo all’improvviso sentirà il suo spirito sollevarsi, i suoi peli drizzarsi fino alle punte, i sui muscoli tendersi, il suo torace espandersi, prenderà un bel respiro e… “Avanti! Ce la posso fare! Alle banane!”.

In alternativa, può essere sopraffatto dalla paura, le spalle si incurveranno, il suo stomaco si attorciglierà, la forza nelle gambe verrà meno, e… “Mamma! Un leone! Aiuto!”.
Talvolta le probabilità sono molto simili, cosicché è difficile scegliere. Anche questa circostanza si manifesterà come una sensazione. Il bradipo si sentirà confuso e indeciso.

Per assicurare la trasmissione dei geni alla generazione successiva, non è sufficiente risolvere i problemi relativi alla sopravvivenza. Gli animali devono anche risolvere i problemi legati alla riproduzione, e anche questi dipendono dal calcolo delle probabilità. La selezione naturale ha sviluppato la passione e il disgusto come rapidi algoritmi per valutare le proprietà di riproduzione. Bellezza significa buone chances di avere una prole di successo.

👩🏿‍🎓 Anche i premi Nobel laureati in economia prendono solo una minuscola frazione delle loro decisioni ricorrendo a carta, penna e calcolatrice; il 99% delle nostre decisioni – incluse le scelte di vita importanti che riguardano i partner, la carriera e l’ambiente in cui si vive – è elaborato tramite quegli algoritmi altamente sofisticati che prendono il nome di sensazioni, emozioni desideri.
Poiché questi algoritmi controllano la vita di tutti i mammiferi e uccelli (e probabilmente di alcuni rettili e perfino dei pesci), quando gli umani, i bradipi e i conigli sentono la paura, si attivano processi neurologici simili in aree simili del cervello.
È inoltre probabile che umani spaventati, bradipi spaventati, conigli spaventati, provino esperienze similari.
Naturalmente, sussistono alcune differenze. Non sembra che i conigli provino le forme estreme di compassione e crudeltà che caratterizzano l’homo sapiens, né il senso di meraviglia che emoziona fino al turbamento un uomo che alza lo sguardo verso l’infinita vastità di un cielo stellato.
È possibile però che ci siano anche casi opposti, che riguardano emozioni suine insolite per noi, che non possiamo comprendere, perché in fondo, siamo solo umani…

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By Dott. Leonardo Calabresi

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