Storia del brand, Nike®

La Nike nasce nel 1967 quando l’allenatore dell’Oregon University e uno studente della facoltà di economia inventano un marchio per delle scarpe sportive giapponesi. Il nome “Nike” è preso dalla dea greca, Nike, dea della vittoria apparsa in sogno a uno dei fondatori. Invece fu una studentessa di grafica, Carolyn Davidson, a disegnare, per trentacinque dollari, il simbolo grafico a forma di baffoil cosiddetto Swoosh che in inglese significa “fruscio”, uno dei più famosi al mondo.

Pensate che il nome che si voleva dare inizialmente al brand Nike era Dimension6….

evoluzione logo nike

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STORIA DEL LOGO NIKE, LO SWOOSH
Il simbolo della Nike (si pronuncia “Naiki”) è stato da una giovane graphic designer che si chiama Carolyn Davidson nel 1971. All’epoca questo progetto, che oggi ha un valore inestimabile, è stato pagato pochi spiccioli, si parla di circa 35 dollari!

SONO PASSATI 46 ANNI
Girano voci che molti anni dopo, quando la Nike è diventata l’azienda che tutti conosciamo oggi, regalò alla ormai adulta Carolyn, un anello con il simbolo della Nike composto da diamanti e un numero interessante di azioni dell’azienda, come segno della propria gratitudine.
Ci sono tante ipotesi su cosa significhi realmente lo Swoosh. C’è chi dice che è la forma della “V” come simbolo della “vittoria” ma in realtà si fa riferimento alla Nike di Samotracia che, data la sua posizione particolare, suggerisce un senso di velocità e proprio da qui, nasce l’ispirazione del simbolo della Nike.
Per quanto riguarda il significato legato al senso di “vittoria” citato precedentemente, dobbiamo cercarlo, non tanto nel simbolo della Nike quanto nel nome stesso. E’ proprio il naming del brand che fa riferimento alla Dea della vittoria, chiamata appunto, Nike.
Nonostante le origini greche del nome, il nome “Nike” si pronuncia “Naiki” perchè in inglese la lettera “i” si pronuncia “ai” e la lettera “e” si pronuncia “i”.
Lo “swoosh” rappresenta il fruscio e probabilmente fa riferimento al fruscio della velocità che fa qualcuno che corre molto veloce, con le scarpe giuste.
Carolyn ha impiegato poco più di 18 ore per disegnare uno dei logo più famosi al mondo, perfetto esempio di quando l’idea e l’intuizione, con un solido concetto di fondo dal punto di vista di comunicazione visiva, si fondono in un risultato straordinario.
Nike sponsorizza il 50% dei top-100 atleti mondiali
Le aziende che finanziano il maggior numero di atleti presenti nella classifica dei top-100 2016 di Forbes sono queste cinque società. Solo le ultime tra loro, Adidas, sono europee perché il primato è tutto statunitense: su 14 società che più delle altre finanziano i campioni dello sport solo tre non sono americane. Con il 65% degli atleti made in USA presenti nella classifica top-100 di Forbes anche le sponsorship devono fare i conti con la nazionalità degli sportivi da finanziare per promuovere il loro brand.

La Nike per il comparto sponsorizzazioni spende, come sottolinea Forbes, 6,2 miliardi di dollari (5,4 in euro) e può contare su un bouquet di 50 sportivi. Il primo tra loro è Cristiano Ronaldo, numero uno anche in classifica generale. Il portoghese può contare su un contratto di sponsorizzazione solo con Nike da 13 milioni di dollari (11,5).

Nike ha sempre prestato molta attenzione al gusto e alle esigenze degli atleti: investe molti soldi per averli sia come testimonial che come consulenti per gli indumenti che indossano. Parker passa gran parte del suo tempo a viaggiare per incontrare gli atleti e farsi spiegare cosa funziona o cosa no nelle scarpe e nelle attrezzature che stanno testando. Kobe Bryant, il giocatore di basket attualmente dei Los Angeles Lakers, ha un contratto con Nike da 15 milioni di dollari l’anno (14 milioni di euro) per testare i suoi prodotti. Definisce Parker la sua guida: «Vado da Mark con qualsiasi cosa, posso dirgli tutto. È sempre maledettamente impegnato, ma trova il tempo per sedersi e fare due chiacchiere con me». Sul suo rapporto con gli atleti Parker ha detto che «ruota tutto attorno agli atleti; devi ricordarti di loro tutto il tempo, il che significa aiutarli a realizzare più facilmente il loro potenziale. Questo è quello che facciamo in modo concreto».

Nike e Michael Jordan, un sodalizio d’oro
Michael Jeffrey Jordan, sarebbe sufficiente citarne il nome senza proferir altre parole perché tutti conoscono molto bene la sua storia, le peripezie, le gioie e i dolori. Riconosciuto quasi unanimemente come il più forte giocatore di basket di tutti i tempi, “MJ” non è personalità importante semplicemente per la storia cestistica, ma anche, e in misura in qualche modo maggiore, per la storia delle scarpe sportive.

Nato a Brooklyn, New York il 17 febbraio 1963, cresce a Wilmington nella Carolina del Nord e muove i suoi primi “passi cestistici” sul parquet della Emsley A. Laney High School. Tra il 1981 e il 1984 gioca presso la University of North Carolina at Chapel Hill vincendo, nel 1982, il titolo NCAA grazie ad un tiro in sospensione che lo ha messo definitivamente sotto la luce dei riflettori. Il 19 giugno 1984 viene poi selezionato, con la terza chiamata, dai Chicago Bulls e da questo punto in avanti le cose non saranno mai più le stesse.

Nike Inc. nel 1984 era una giovane azienda di soli 20 anni ma in forte espansione, nel settore della pallacanestro aveva ancora molto da provare ed offriva prodotti quali le Blazer e le Air Force 1. Era giunto il momento però di scalfire il predominio di Adidas e Converse, serviva un atleta mai visto prima, un personaggio sul quale puntare tutto (al contrario degli altri competitors) e chi poteva ricoprire quel ruolo se non il giovane Mike. Unico inconveniente: Jordan aveva sempre indossato scarpe Converse al college (il produttore pagava 10.000 dollari all’anno il coach Dean Smith per farle indossare ai suoi atleti) ed il suo sogno era di indossare le Adidas in NBA.

Prima dell’inizio della stagione 1984-1985 Jordan aveva tre opzioni per firmare un contratto di sponsorizzazione (in gergo “shoe deal”): Adidas, Converse e Nike. Adidas si trovava in un periodo difficile con passaggi di proprietà e non era interessata a firmare il campione da Wilmington; Converse offrì un contratto uguale a quello in atto con altre stelle NBA quali Magic Johnson e Larry Bird che valeva 100.000 dollari per un anno; Nike offrì 7 milioni di dollari per cinque anni, un contratto faraonico per l’epoca e arricchito da alcune clausole quali l’obbligo di diventare Rookie dell’anno, diventare un All-Star o avere una media di 20 punti a partita nei primi tre anni di attività altrimenti Nike avrebbe potuto terminare il contratto con 2 anni di anticipo. Quella del produttore dell’Oregon era un’offerta difficilmente rifiutabile, tuttavia Mike prese la bozza del contratto e la fece vedere ai dirigenti Adidas dicendo: “Se voi potete anche solo avvicinarvi a questa proposta firmo con Adidas!”. Non accadde e Michael Jordan divenne un atleta Nike, marca di abbigliamento da lui mai indossata prima.

Il prezzo di lancio fu di 65 dollari ed erano le scarpe da basket più costose del mercato. Da marzo a maggio 1985 Nike vendette Nike Air Jordan per un valore di 70 milioni di dollari, alla fine dell’anno arrivarono oltre 100 milioni di ricavo.

nike jordan 85

nike jordan 1985

Storytelling d’autore, per il marchio NIKE

Produrre video attraverso racconti eccezionali

I racconti sono alla base degli ultimi anni di comunicazione di Nike e questo progetto non fa eccezione. Partiamo dal Video Madre, lanciato il primo giorno di Olimpiadi e ad oggi visto da 31ml di utenti su Youtube.
Due minuti di narrazione in cui troviamo tanti spunti di riflessione che ci aiutano a comprendere cosa vuol dire fare storytelling.
Ma partiamo con ordine: guardatevi il video (ci sono i sottotitoli in italiano, e mica solo quelli, questa è una storia per tutti).

La storia ci racconta di un mondo ordinario di persone: il bimbo (il piccolo Daniel che si sveglia), il futuro maratoneta ma senza la giusta ambizione (frenato dai suoi limiti?), la giovane giocatrice di golf che prova il suo swing o la giovane tennista che ci regala anche un sorriso di grande ironia.
La cosa interessante è l’inaspettato ruolo del narratore, che scambia battute con i personaggi, in fondo anche lui è parte della storia.
ma questo è solo uno dei tanti capolavori di advertising creati da NIKE.

Alcune curiosità sul brand NIKE

1. Lo slogan di Nike fu originato da un colpevole condannato
“Basta farlo” è stato un famoso slogan che Nike ha usato per molti anni. Ma la maggior parte delle persone probabilmente non sapeva che le sue origini provenivano da Gary Gilmore, che fu giustiziato per due omicidi nel 1977. Alla domanda di parole finali prima della sua esecuzione, Gilmore semplicemente ha risposto: “Facciamolo”. Dan Wieden, il fondatore Dell’agenzia pubblicitaria Wieden + Kennedy, ha utilizzato questa frase come ispirazione per lanciare la campagna “Just do it” nel 1988. Utilizzando tale campagna, Nike ha potuto notevolmente aumentare la sua quota di mercato in Nord America nel prossimo decennio [vedi anche Cosa sono i dividendi ].
2. I ricavi della calzatura rappresentano il 58,3% del totale dei ricavi
Anche se Nike vanta una vasta gamma di prodotti che includono tutto, da camicie e calzini a basket e calcio, le calzature sono ancora il cuore delle sue entrate. Nell’anno fiscale 2016 le vendite di calzature hanno rappresentato il 58,3% dei ricavi totali, lasciando alcuni altri settori molto poco redditizi:
Ricavi Nike 2016
– Calzature
– abbigliamento
– attrezzatura
– altro

3. Il Nike Swoosh è stato progettato per $ 35
Logo della società Nike
Il Nike Swoosh  è facilmente uno dei logo più riconoscibili al mondo. Ma il disegno di questo famoso simbolo fu commissionato nel 1971 per un minimo di 35 dollari. Progettato da una studentessa di design grafico chiamata Carolyn Davidson che ha frequentato la Portland State University. Inizialmente, Phil Knight (fondatore di Nike) , indovinò che sarebbe cresciuto con lui nel tempo.

4. I ricavi della “produzione maschile” sono più che doppio di quello della “produzione femminile”
A quanto pare, Nike incassa molto meglio con la popolazione maschile che con le femmine. Nella sua relazione più recente di 10-K, la società ha avuto due linee intitolato “training maschile” e “training femminile”. Come percentuale dei ricavi equivalenti all’ingrosso di Nike Brand, la formazione maschile rappresenta l’11,4% mentre la formazione femminile rappresenta solo il 5,1%
5. Nike possiede Converse e Hurley International
Converse è forse più famosa per le sue scarpe Chuck Taylor, che sono state intorno dal 1917. Ma ciò che molti investitori non possono conoscere o ricordare è che Nike ha acquisito la società nel 2003 per poco più di 300 milioni di dollari. Per ulteriori informazioni sulle scarpe Nike, leggi qui. Questo è stato dopo che Converse è caduto in tempi difficili ed è stato costretto a vendere per fallimento. Hurley International è un altro marchio popolare che si concentra sulla comunità di surf e skateboarding. L’azienda è stata acquisita da Nike nel 2002 per un importo non divulgato, anche se è stato in grado di mantenere una separazione relativamente forte dalla sua società madre nel corso degli anni.
6. Quasi il 15% dei ricavi provenienti dai mercati emergenti
Ormai, la maggior parte degli investitori ha familiarità con la crescita esplosiva che molti mercati emergenti stanno godendo. Insieme con l’espansione economica arriva una classe di consumatori potente e sempre crescente. Nike è riuscita a trarre vantaggio da questo spostamento demografico, e ora vede quasi il 15% dei suoi ricavi dal mondo emergente. Ecco una ripartizione dei ricavi di Nike per regione:
Ripartizione vendite Nike per regione
Nord America
Europa occidentale
Europa centrale e orientale
Grande Cina
Giappone
Mercati emergenti

7. Nessun compart0 conta più del 10% delle vendite nette 2016
Significa che nessun settore è la forza trainante del business di Nike e non è troppo dipendente da un particolare sett0re.  Nike ha fatto un buon lavoro per diversificare le sue vendite per assicurare che il suo flusso di reddito sia derivato da una grande varietà di settori differenti.

 

Nike un brand che è sinonimo di marketing datto d’ innovazione e ottimizzazione

Il forte impegno di Nike per la ricerca e lo sviluppo è cresciuto per includere tecnologie sportive emergenti, recentemente sotto forma di piattaforma Nike + e FuelBand. Ma questo passaggio verso i prodotti digitali ha notevoli benefici sul lato della commercializzazione. Poiché i clienti impegnano pagine di comunità e caricano dati sulle loro attività, località e interessi, offrono informazioni preziose che i marketer di Nike possono sfruttare per segmentare i propri clienti e creare campagne altamente segmentate. L’azienda ha investito pesantemente anche nei social media negli ultimi 10 anni, coinvolgendo i clienti in comunità costruite in diversi sport e eventi in tutto il mondo.

Grandi e piccole aziende e marche, non solo in atletica e abbigliamento, ma anche in ogni settore, guardano a Nike come leader. Dalla sua radici come piccola azienda calzature al suo status di marchio di successo e riconoscibile al mondo, Nike continua a costruire un’eredità che gli studenti della gestione sportiva possono imparare da decenni.

Un recente documentario ESPN, “Sole Man“, spiega come Nike ha ridefinito il marketing sportivo e ha messo la società in un percorso di dominio, firmando Michael Jordan e creando la linea Air Jordan. Quando Nike ha firmato Michael Jordan, le vendite di tutta la società sono state di 150 milioni di dollari. Un anno dopo il lancio, le vendite per la nuova linea Air Jordan da solo sono state oltre 100 milioni di dollari.

Certo, ogni azienda vuole una strategia di marketing che fornisce immediatamente 100 milioni di dollari in nuove attività. Ma siamo onesti, il termine “marketing” descrive una delle discipline più vaga nel mondo degli affari. Mentre ci sono alcuni grandi libri e innumerevoli articoli sul tema, pochi pezzi di letteratura sono abbastanza pratici da attuare nella vostra azienda.

Discutendolo per la mia mente primitiva, credo che “marketing” dovrebbe creare dei lead qualificati per i vostri sforzi di vendita. Al centro, il marketing dovrebbe indirizzare i potenziali clienti verso la vendita.

Guardando da vicino a ciò che ha fatto Nike con Michael Jordan e un sacco di atleti in quanto, qui sono tre modi pratici che la tua azienda può migliorare i suoi sforzi di marketing e guidare le vendite.

Sfruttare i testimonial

Michael Jordan è stato il testimonial che Nike ha sfruttato per commercializzare non solo la sua nuova linea Air Jordan, ma anche l’intera azienda. Credendo che fosse il mezzo promozionale perfetto, Sonny Vaccaro, ex dirigente del Nike che ha firmato Jordan, ha detto che sono andati “tutto in” su di lui e gli hanno pagato ogni centesimo che potevano. Anche se era un rischio significativo in quel momento, l’associazione di Nike con Jordan ha catapultato l’azienda a nuove altezze.

Tutte le industrie e mercati hanno testimonial che possono influenzare i potenziali clienti. A volte sono celebrità ma non hanno bisogno di essere. Il testimonial perfetto potrebbe essere un cliente marquee o addirittura un potente organo di governo. Tieni anche in mente i luminari locali, come blogger o aspiranti trendsetter. Luminaries ‘utilizzo garantisce l’accettazione sociale e aumenta la consapevolezza della vostra azienda e dei prodotti.

Offerta differenziata

Nel caso di Nike, l’Air Jordan era la prima scarpa firmata che era stata creata per un giocatore di basket NBA. Erano neri e rossi, coerenti con i colori della squadra che aveva cresciuto Jordan: i Chicago Bulls. Le scarpe erano immediatamente riconoscibili e persino facevano una dichiarazione di moda.

Al fine di commercializzare meglio i vostri prodotti, dovrebbero essere differenziati e unici. Dovrebbero separarsi da altre offerte di prodotto. Per esempio, le scarpe da donna con curiosità di Christian Louboutin vantano sempre le loro suole rosse iconiche. Allo stesso modo, le immagini sul network di Instragram si distinguono per i filtri distintivi che di solito vengono applicati. I prodotti ben commercializzati (e progettati) sono in grado di distinguersi facilmente dalla folla e di incitare la domanda.

Le Air Jordans erano scarpe da basket tecnicamente avanzate, ma il loro vero valore per la maggior parte dei clienti era che sembravano… davvero cool. Questo ha creato interesse tra i potenziali clienti. In “Sole Man”, ex NBA All-Star.

Non solo Nike ha ripetuto questo processo con altri atleti nel corso degli anni, così i suoi concorrenti, come Adidas. Aziende come Beats By Dre hanno anche utilizzato questi principi. Indipendentemente dal tuo budget, queste strategie possono aiutare a commercializzare il tuo prodotto e la tua azienda a migliaia se non a milioni di persone.

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