Il Sole 24 Ore ci parla di come sarà il CEO del futuro.

Riporto il paragrafo con cui chiude l’articole del Sole 24 Ore

Come si deve preparare il manager a cambiare la sua giornata tipo? Deve ripensare al proprio lavoro e al modo in cui gestisce le proprie risorse in azienda, rivedendo il ruolo dell’uomo all’interno dell’organizzazione al fine di valorizzare le doti che lo contraddistinguono rispetto alle macchine. «La grande sfida – conclude Troiani – è quella di rieducare le competenze e le risorse investendo in formazione, e quindi aprire le porte alle startup per ibridizzare i modelli culturali e l’approccio all’innovazione. Una cosa, per ora, è certa: è arrivato il momento di agire, e il primo passo è capire come affrontare il cambiamento».

. «La rapidissima evoluzione delle tecnologie – ha spiegato al Sole24ore.com – ha messo a disposizione degli amministratori delegati mezzi potenti per guidare le proprie aziende: non più il copia e incolla dei benchmark o l’opinione personale dei manager, ma tecniche avanzate di design thinking, algoritmi e pattern di Big Data».

Premetto che il mio Paese, l’Italia  l’industria è prevalentemente manifatturiera, di piccole dimensioni e spesso artigianale ci pone in una posizione leggermente meno influenzabile dai big data.

Io spero vivamente che la tanto agognata ” standardizzazione ” non abbia mai modo di essere nelle sue forme più evolute, quando leggo qualcosa dei progetti di Microsoft di standardizzare certe automazioni mi viene la pelle d’oca : per ora sono sogni ma un domani chissà per fortuna l’internet delle cose ad oggi è una stupidaggine (per fare un esempio).

Quello che temo è che saranno creati dai grandi soliti e dunque imposti come standard, al limite l’azienda che li utilizzerà potrà comporli come fossero mattoncini del lego a creare l’infrastruttura aziendale… Ma sarà sempre uno standard di base forte troppo forte…
Poi c’è da un lato l’intuizione nel capire come utlizzare queste moli di dati, dall’altro che le metodologie e gli algoritmi alla base saranno i prodotti innovativi del futuro, brevettabili alla stregua di qualsiasi altra innovazione “fisica”.

Ok i big data, ma l’intuizione resta un grande valore aggiunto

Quindi  nel futuro prossimo sarà tutto basato sui dati e sulla loro analisi consuntiva e predittiva, senza rispettare ciò che ha fatto grande il ‘900 : l’ INTUIZIONE.

Perchè se tutti pensano solo a scoprire cosa dicono i dati, alla fine ci sarà una totale uniformazione del pensiero e dunque tutti faranno le stesse cose entrando in una fortissima competizione che romperà ogni esclusiva aziendale.

In uno scenario economico di staticità, alla fine quelli che pagheranno saranno i salari dal fatto che non si potrà tagliare nelle infrastrutture tecnologiche e l’efficienza sarà già al massimo quindi non migliorabile. Tutte le aziende saranno dei burattini sotto i fili dei grandi creatori di tecnologia. Mi chiedo chi comprerà i prodotti però, dal fatto che i salari saranno ridotti ai minimi.

In realtà l’economia e i mercati sono vivi e cambiano, ci saranno sempre dei nuovi prodotti, o dei nuovi servizi, che genereranno sempre dei nuovi dati o che modificheranno i precedenti. È vero che ci si baserà su un’analisi consuntiva, ma questa non sarà mai la medesima rispetto ad un periodo precedente e, come conseguenza, le azioni intraprese saranno differenti di periodo in periodo.

Un mio pensiero è che effettivamente il mondo si sta muovendo sempre più verso lo standard ma é una via sbagliata.

Si veda il mondo naturale dove la variabilità é garanzia di sopravvivenza non lo standard..

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